Acqua e Autismo

La diffusione della dimensione pedagogica del corpo e del movimento, associata agli aspetti essenziali caratterizzanti la disciplina psicomotoria, acquista maggior importanza nel momento in cui vi è la possibilità di educare con il corpo e il movimento in situazioni in cui, questi, sono talvolta gli unici canali a disposizione per rapportarsi con sé stessi e con la realtà esterna. Questo è il caso dei bambini autistici, con l’aggravante dovuta all’impossibilità di usufruire di un uso corretto delle informazioni percettive, interne o esterne che siano. Per tale ragione, si è pensato che il contesto acquatico potesse rappresentare un modo attraverso cui poter far accedere il bambino alla possibilità di amplificare le proprie capacità di percezione.

In tal senso l’acqua si presenta come mediatore comunicativo e relazionale di esperienze e vissuti corporei e motori; l’acqua racchiude in sé la capacità di mettere l’individuo a stretto contatto con i propri confini, ma è anche un canale attraverso il quale è possibile lasciarsi andare verso il rilascio di tensioni corporee, motorie ed emotive. L’attività corporea e motoria realizzata in acqua (acquapsicomotricità) con bambini autistici, permette di costruire un contesto educativo alternativo capace di stimolare i bambini ad entrare in relazione con l’altro, favorendo l’instaurarsi di molteplici opportunità di interazione e comunicazione. L’acqua può anche aiutare a ripristinare i ritmi frenetici (spesso associati alla sindrome autistica) perché capace di richiamare alla calma, alla tranquillità e alla leggerezza, fornendo nel contempo, una vasta gamma di sensazioni altrimenti impossibili nel contesto terrestre. L’associazione della scoperta e del piacere dello stare in acqua, aiuta a mantenere un’attenzione e una partecipazione da parte del bambino, pressoché costante e inalterata nel tempo. Inoltre l’acqua, rappresenta una sorta di palestra naturale all’interno della quale è possibile offrire una vasta gamma di opportunità motorie ed esperienziali. L’educazione all’acqua, va sviluppata nel senso della sua percezione, in relazione agli spostamenti corporei e motori e alla qualità dell’azione idonea a realizzarli. La finalità dell’attività è rappresentata dallo stare e agire in acqua e godere dei benefici propri di tale elemento.

Questo è il nostro obiettivo principale, dopo l’intesa relazionale e il vivere l’intera esperienza in modo positivo, viene gradualmente inserito il lavoro educativo, acquatico e psicomotorio, e solo dopo aver raggiunto tali condizioni, in quanto “inserire” presuppone sempre una modalità più direttiva da parte dell’operatore che non è sempre consigliabile nelle prime fasi dell’esperienza.

L’acqua psicomotricità è in grado di agire sulla gratificazione e sul tono dell’umore, modificando elementi contestuali studiati in maniera particolareggiata dall’Analisi Applicata del Comportamento (secondo livello formativo). Un esame delle variabili modificate attraverso la pratica dell’acquapsicomotricità può costruire collegamenti tra questa disciplina e l’Analisi del Comportamento, con ricadute concettuali e strategiche dall’intersezione delle due discipline, in modo particolare nel trattamento dei bambini con disordini generalizzati dello sviluppo.

Tutti gli operatori coinvolti utilizzano le stesse modalità operative, anche se ognuno di loro personalizza i propri interventi contestualizzandoli alla situazione. Un importante strumento operativo è rappresentato dalla capacità di saper cogliere le opportunità che si presentano attraverso la giusta predisposizione dei materiali, un corretto utilizzo degli spazi, il massimo rispetto dei ritmi e dei tempi del bambino in relazione a sé, al gruppo, alle proposte, agli operatori. In tal senso, l’azione educativa potrà essere caratterizzata da atteggiamenti attenti e consapevolmente orientati a comunicare in un determinato modo e, a seconda del messaggio, che è nostra intenzione trasferire, ci preoccuperemo poi di considerarne l’effetto, al fine di poterlo raccogliere e nuovamente orientare.

L’azione educativa è sempre soggetto di relazione, configurandosi come spazio nel quale si assiste a una vera e propria negoziazione di significati, costruiti attraverso metafore corporee e motorie capaci di trasferire contenuti educativi in grado di andare oltre l’utilizzo delle tradizionali modalità comunicative. L’elemento fondamentale che caratterizza l’approccio adottato è rappresentato dalla capacità di vedere, sentire, ascoltare e aggiustare il proprio corpo in movimento in relazione ed in interazione a quello del bambino; se la risposta del bambino ad una nostra richiesta risulta essere inadeguata, prima di chiederci cosa non è in grado di fare il bambino è bene chiedersi cosa non stiamo facendo, ascoltando, sentendo noi. Nel momento in cui ci si trova a stretto contatto fisico con il bambino, diviene necessario essere in grado di capire dal suo dialogo tonico, dalla sua iper o ipotonia che cosa ne sta facendo dell’esperienza che in quel momento gli stiamo offrendo. Nel caso in cui, il bambino dimostra una spiccata ipertonia, non si andranno a proporre movimenti veloci, frenetici, ampi, né tanto meno ci si ostinerà a ottenere un marcato contatto fisico. Si dovrà lavorare sul rilassamento e sulla possibilità di aumentare il suo livello di tolleranza al contatto.

Considerando che la pelle è un organo a tutti gli effetti e che rappresenta una possibilità sensoriale importante per il nostro corpo, si andranno ad offrire in modo graduale, le stimolazioni tattili provocate dal contatto fisico, assicurandoci che queste vengano correttamente accettate e metabolizzate da parte del bambino. Nell’approccio attraverso il corpo e il movimento con il bambino autistico, è importantissimo prestare attenzione alle cinque vie sensoriali (tatto, vista, udito, gusto, olfatto) al fine di catturare e riconoscere gli elementi funzionali da quelli disfunzionali. Alcune stimolazioni sono percepite per eccesso (iperpercezione) o per difetto (ipopercezione), causando inadeguate comprensioni dell’informazione e a tal proposito è bene imparare a leggere gli atteggiamenti sensoriali in relazione allo stimolo proposto, al fine di modulare e gestire l’inserimento dello stesso (tolleranza allo stimolo percettivo). A livello operativo questo significa rivedere le modalità e gli atteggiamenti quali: l’utilizzo della voce, il ritmo del movimento, il dialogo tonico, lo spazio scelto per operare in relazione alle competenze già presenti e a quelle ancora da acquisire. La formazione dell’operatore a tal proposito è di fondamentale importanza.

L’operatore responsabile delle attività deve possedere un bagaglio formativo caratterizzato da un sapere di tipo psicopedagogico, psicomotorio oltre che aver maturato un percorso di indagine personale a livello corporeo e acquatico-motorio.

Programma formativo

OBIETTIVI

Organizzare, gestire e condurre un attività di acquapsicomotricità per soggetti con spettro autistico, difficoltà di  relazione e comunicazione offrendo un contesto educativo alternativo (una palestra esperienziale per esprimere i linguaggi del corpo e del movimento).